Editorial

Lo sfoglio. All’inizio quasi senza badarci. Mi attira quella copertina lucida. Sono in camera, ma aspetto che il sole cali un po’ prima di uscire. Al momento ho visto solo la stazione, una statua di una donna con dei vestiti lacerati, un po’ nascosta – chissà perché – e dalla finestra osservo le navi cargo che scaricano la loro merce. Aspetto che cali il sole, la guida

che ho comprato dice che Ancona bisogna girarla a piedi al tramonto. Mi consiglia San Ciriaco, l’Arco di Traiano e il Passetto, mi dice di andare a fare un drink in Piazza del Plebiscito, credo che la chiamino Piazza del Papa, e di andare alla Mole Vanvitelliana, era un lazzaretto. Fa ancora caldo, devo aspettare un altro po’.

Una copertina strana, penso. Non può essere Vogue, il formato è diverso. ANKON. Mai sentito. Sembra particolare. Quasi una rivista di moda. Lo sfoglio. Subito non capisco. Vedo delle immagini, belle, grandi. Ha degli accenti di colore. Sembra vintage e iper-minimal al tempo stesso. Se non avessi visto questa armonia, avrei detto che è un contrasto troppo azzardato. Devo ammettere che non ci avevo mai pensato, ma insieme stanno proprio bene. Guardo fuori e mi accorgo solo ora che sopra il porto, su un colle, c’è una chiesa antica. Si saranno ispirati a questo connubio per lo stile della copertina – penso. Bravi, scelta non scontata, essenziale e sofisticata. La sfoglio velocemente, ormai è quasi ora di uscire.

Vedo degli scatti di una donna dentro a un portone con dei fiori e leggo che quello all’epoca era il posto delle fioraie. Interessante, non lo avevo letto da nessuna parte. Scopro di una tale famiglia Girombelli che ha portato l’haute couture fuori dalle solite città. Affascinante, non lo sapevo.

Nella guida non c’era scritto. Vedo due donne, Marisa e Morena, che hanno amato talmente tanto il mare da dedicargli la vita, una vita intensa, stancante ma gustosa grazie alle loro ricette segrete. La guida le nominava entrambe, è vero, ma si limitava a dire “cucina tipica”. Ora capisco. Qui c’è il racconto dell’anima. Di quella parte che non potrà mai essere presente in una guida.

È il racconto dell’Ancona che non si conosce. Delle perle, che puoi scoprire solo se hai la fortuna di parlare con chi la città ce l’ha dentro. Con chi sa interpretare ogni onda del mare a occhi chiusi, semplicemente aprendo la finestra. Ho capito ora cosa significa quella copertina che mi aveva attirato. Sono le maglie di una rete. Come quella che vedo lì sul molo dalla finestra dell’hotel. Il Portone, i Girombelli, Marisa e Morena sono tutte maglie di una stessa rete, indipendenti e unite al tempo stesso, che mi abbracciano e mi fanno vedere dentro, incanalando la mia vista pur senza costringerla. Mi fanno andare all’essenza.

Di una storia, di un mestiere, di una terra. Chi l’ha scritto o è un folle, o un visionario. Forse tutte e due. O forse, più semplicemente, innamorato della sua terra.