Fiori nei Portoni...

Mettete dei fiori nei vostri portoni…

La storia di una “jeune fille à la fleur” parte da Ancona, dal civico di una delle Piazze in cui la città più si riflette. Lì, c’è un Palazzo. Gentile. Austero. Che riesce a scandire benissimo il senso del tempo e delle stagioni. È il Palazzo che sorge in un luogo che fu a due passi dall’Antica Fonte del Calamo.

Un sito, scolpito dallo scorrere di un torrente, che nasce acquitrino, ricco di canne sottili da palude, malerbe e altre primavere. Se la natura è (più o meno) d’accordo, l’architettura, poi, si sa, elabora il vuoto e ne fa spazio urbano. Che, di tanto in tanto, si carica di forme nuove e di inedita materia. Ma anche di suggestioni, memorie, odori e sapori. Che sanno perdurare, costruendo ricordi.

Una memoria affettiva ci lega ormai all’Antica Fonte del Calamo e all’ex zona paludosa. Al loro posto, c’è una nuova sorgente. Nota ai più come la Fontana delle tredici cannelle, su disegno dell’architetto Pellegrino Tibaldi (1560), è inglobata nelle mura cittadine durante il Medioevo. E “se a questa fontana berrai, ad Ancona tornerai…”.

Ma, accanto a quello dell’acqua e dell’evolversi della forma della sua bella fonte, nello stesso sito, c’è un altro ricordo che corre e che unisce la natura e la dorica architettura. Passati gli anni bui delle guerre, un profumo di fiori invade l’atrio di quel Palazzo di inizio racconto, così gentile e austero. Quel suggestivo cortile interno, di forma rettangolare, è, per lungo tempo, il posto di una fioraia. E lo si può ammirare se l’alto portone è aperto su quella Piazza intitolata Roma.

Una “fille” vendeva lì i fiori di campo, le margherite, le rose. Li metteva in scena e sapeva come assemblarli tra loro, con audacia e immaginazione. Non era sola in città, al tempo. Altre “jeunes filles à la fleur”, inseguendo ognuna il proprio carisma e la specifica attitudine, condividevano, (ri)scoprivano e coloravano l’architettura di una Ancona inedita, fatta di edifici, atri e portici, noti e meno noti.

Mi piace pensare che lei sia ancora lì. A dispensare fiori e gentilezza. Inventando una nuova estetica, intellettuale e al tempo stesso sensuale, che fuoriesce con tutta la sua forza in quella che entrerà poi di diritto nella storia dei fiori di moda in città. Fioriture autentiche, piene di carattere, imperfezioni e profumi.

Guardare avanti, guardare indietro: non c’è limite agli stimoli che possono essere colti dalla natura. Basta solo saperla sentire, con lentezza e verità. Flower power.

Mettete dei fiori nei vostri portoni. Il vasto universo floreale fornisce molteplice ispirazione alla moda. Restituisce bellezza alla città. La moda e la città vi ringrazieranno.

Una “fille” vendeva lì i fiori di campo, le margherite, le rose. Li metteva in scena e sapeva come assemblarli tra loro.